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  Misure urgenti / L'appel de la montagne
 

 

Un film muto è stato salvato

Franco Messerli, SSR-SRG

Grazie al sostegno di MEMORIAV, il più vecchio film ancora conservato, proveniente dalla Svizzera romanda e in grado di intrattenerci per un'intera serata, ha potuto essere salvato. Si tratta del melodramma montano "L'appel de la montagne" (1922/23) del pioniere cinematografico neocastellano Arthut Adrien Porchet (1879-1956).

Una pubblicità sui giornali di allora descrive questo film muto, girato nelle alpi vallesane nel settembre-ottobre 1923, "un dramma accattivante in 5 atti proveniente dalle nostre belle alte montagne". La trama tuttavia trabocca di luoghi comuni.

Nel film, la guida alpina André Moret (ruolo assunto da Emile Crettex, guida alpina anche nella vita), ama Hélène (Ernette Tamm), che tuttavia, per poter pagare i debiti di suo padre, sposa un ricco americano. Dopo alcuni anni il marito muore ed Hélène ritorna in Vallese, al paese natale. Eccola allora corteggiata dall'avventuriero avido di denaro, il conte Boris de Billinsky (interpretato da Victor Vina, un caratterista). Hélène intraprende con il conte un'escursione in alta montagna e vengono sorpresi da un temporale. André Moret la salverà eroicamente dalla situazione pericolosa in cui si trova. Potevamo attenderci un altro epilogo?

A salvataggio avvenuto, Billinsky chiede la mano di Hélène. Reagisce male e diventa molesto quando lei lo respinge. Ecco che compare Moret, più o meno quale Deus ex Machina alpino, che riempie di botte il ribaldo. Nel lieto fine vediamo la valorosa guida alpina abbracciare appassionatamente la sua adorata

La prima rappresentazione a Losanna

La prima rappresentazione de "L'appel de la montagne" ha luogo a Losanna il 30 marzo 1923 al cinema "Modern". Dopo più di un anno, il 30 aprile 1924, il film, intitolato "Der Ruf der Berge", venne proiettato per la prima volta nella Svizzera tedesca, al "Fata Morgana" (!) di Basilea. Lo stesso giorno, accanto alla già menzionata pubblicità su un giornale basilese, si poteva leggere il seguente commento: "Scalate favolose, sciate da sogno, crepacci mortali, salvezza e salvataggio di scalatori ed infortunati (...) Azioni mozzafiato sulle più alte cime ci mostrano da una parte le gioie ed i dolori delle escursioni ad alta quota, dall'altra il coraggio spinto fino al sacrificio di sé, la modestia e la fedeltà delle nostre guide alpine svizzere...".

Riprese temerarie

Le riprese delle alpi vallesane, spesso effettivamente imponenti e drammatiche, furono eseguite in condizioni in parte pericolosissime dal cameraman Marc Bujard. Le capacità del regista Arthur Porchet, invece, appaiono abbastanza limitate. Originariamente infatti egli era un cameraman e puntò quindi soprattutto su delle immagini accattivanti, trascurando la conduzione della recitazione (come si diceva volentieri allora) ed il copione. Fu così che si espresse tra l'altro la protagonista femminile, l'alpinista americana Ernette Tamm.

Restauro e ricostruzione

Nell'ambito delle "Mesures d'urgence" di Memoriav, "L'appel de la montagne" non è stato solo restaurato, ma anche ricostruito. Sulla vecchia copia in nitrato della Cineteca svizzera, si trovavano conservati solo 22 sottotitoli. Gli 80 mancanti (senza i quali il film è quasi incomprensibile) sono stati ricostruiti con un minuziosissimo lavoro da Hervé Dumont, direttore della Cineteca svizzera, sulla base di osservazioni manoscritte annotate sul film stesso e di indicazioni di contenuto ritrovate sulla stampa di allora. Inoltre Dumont ha ricostruito le diverse monocromature delle scene e delle sequenze.

   
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